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04/09/2018

Frutti “strani” che fanno bene agli occhi - Magazine Parco Corolla

Dragon Fruit, Kiwano, Mano di Buddha, Mangosteen, Giaco, Mela Zuccherina, Rambutan.
Esotici e gustosissimi particolarmente ricchi di nutrienti ottimi per la salute degli occhi.
I consigli di Salmoiraghi & Viganò
 
Tutti gli alimenti che troverete qui descritti sono “strani” nella forma – in qualche caso quasi “brutti”, dal punto di vista estetico – e originali nel nome o per la loro “vicenda storica”, e hanno tutti qualcosa in comune: la capacità antiossidante, ideale per combattere i radicali liberi che minacciano la vita delle nostre cellule.
 
«Inserirli nella nostra dieta può significare combattere la degenerazione dei nostri organi e dunque anche patologie come la cataratta, la maculopatia e la retinopatia», spiegano gli esperti di Salmoiraghi & Viganò, al Parco Corolla.
 
Dragon fruit
Il frutto del drago o pitaya è originario delle Americhe, come la maggior parte dei cactus. Gli olandesi lo introdussero in Cina, i francesi in Vietnam, dove la pianta attecchì particolarmente bene, tanto che sono questi i paesi in cui oggi si concentra la maggiore produzione. Una leggenda cinese riteneva fosse un uovo di drago.
Il frutto è ricco di acidi grassi e vitamina E – presenti anche in nocciole, pistacchi e avocado e in tutti gli oli presenti sulla nostra tavola, come quello di oliva, di soia, di semi di mais e di girasole – ma ha anche alti contenuti di fosforo, un macroelemento che è tra i principali costituenti dell’osso umano.
 
Kiwano
L’esterno è giallastro – giallo – arancio quando giunge a maturazione – e ricco di spine, l’interno è verde e bianco, e tagliato in sezione ricorda un kiwi: da qui il nome.
Nasce in Africa, dove è molto diffuso anche perché fonte di acqua e dove è consumato cotto e con tutta la buccia. In realtà il consumo ideale è quello fresco, della polpa, che può essere aggiunta a insalate, yogurt, macedonie. In questo modo si mantengono intatti i preziosi contenuti, specie il magnesio, il potassio, il calcio, il ferro: oligoelementi che hanno dimostrato di svolgere un ruolo nella nutrizione umana e di determinare uno stato di patologia in caso di loro carenza.
 
Mano di Buddha
In Cina e in Giappone, paesi di cui è originario, questa varietà di cedro è considerata un portafortuna e come tale scambiato in occasioni particolari e di festa, come il Capodanno.
Ha una forma davvero strana, quasi inquietante, perché a causa di una malformazione genetica i suoi spicchi si diramano creando delle specie di dita, di colore giallastro dalla “pelle” raggrinzita, che in qualche caso – a seconda delle dimensioni del frutto – può ricordare delle zampe di gallina mozzate. All’interno la polpa è pochissima, il succo quasi assente, ma il midollo non è amaro, come in genere negli agrumi, bensì dolciastro e, affettato finemente, può essere aggiunto alle insalate o sparso sul pesce cotto o sul gelato, oppure consumato candito. Ricchissimo di vitamine – antiossidanti fondamentali – come il “normale” cedro, il limone e l’arancia, il la Mano di Buddha è anche ricca di oli essenziali nella scorza rugosa. La sua fragranza è molto gradevole, tanto che in Oriente è tuttora utilizzato per profumare biancheria e armadi.
 
Mangosteen
A differenza di altri frutti di questo breve elenco, la Garcinia mangostana, è invece bellissima: sia la pianta, spesso coltivata per scopi decorativi per i grandi fiori rosa, sia per i frutti, dalla buccia liscia di colore bruno – che diventa con il tempo rosso acceso – sormontata da un fiorellino bianco.
La polpa, l’unica parte commestibile, è color madreperla e più tenera del litchi. Il suo sapore è fresco come quello della pesca, dolce e squisito. Si consuma fresco e in purezza, oppure in macedonie, e addirittura flambé.
Proviene dall’Asia sudorientale ed è soprattutto presente in Thailandia, Indonesia e Filippine. Ha proprietà astringenti, ma soprattutto è ricco di vitamine (C e B), di calcio e fosforo, oligoelementi fondamentali per il sistema cardiovascolare ed ematico, e dunque per la salute della retina.
 
Giaco
Noto anche con il nome inglese di jackfruit, ha una forma strana e una superficie bitorzoluta, di colore giallo-verdastro, e può arrivare fino a 40 kg di peso, candidandosi a essere uno dei frutti più grandi del mondo.
Ricco di carboidrati, proteine e grassi, questo frutto originario dell’India – ma oggi largamente diffuso anche in Australia, Brasile e Africa – potrà aiutare in futuro a combattere la fame dell’umanità. Ai nostri fini, giova ricordare che ha alte concentrazioni di vitamine A, B1, B6 e C, alleate del sistema immunitario, e di sali minerali, soprattutto potassio, ma anche calcio, ferro, magnesio.
 
Mela zuccherina
O Annona squamosa, è un piccolo frutto originario – probabilmente – dell’America centrale, ancora poco conosciuto in Italia, a differenza dell’annona cherimola, coltivata in Calabria.
La buccia verde la fa assomigliare a una pigna, la polpa bianca è morbida e sugosa, e il gusto ricorda ad alcuni addirittura la crema pasticcera. Il nome inglese (sugar apple) e il suo corrispettivo italiano alludono alla concentrazione in zuccheri, che rendono questo frutto energizzante, ma soprattutto contiene vitamina B e C e manganese, un antiossidante la cui assunzione raccomandata va da 1 a 10 mg al giorno.
 
Rambutan
Ha una buccia coperta di “capelli ingarbugliati” di colore rosso acceso e una polpa lucida che ricorda la cera, questo frutto proveniente dal sudest asiatico e imparentato con il litchi.
Fa bene perché contiene manganese, fosforo, ferro, praticamente tutte le vitamine del gruppo B e una buona quantità di vitamina C, considerata tra i principali antiossidanti della cellula per la sua capacità di neutralizzare direttamente i radicali liberi. Secondo studi recenti, l’assunzione di 200-500 mg al giorno di vitamina C aiuta a prevenire cataratta, malattie cardiovascolari e cancro.
 


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