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31/01/2019

In casa con un Piranha - Magazine Parco Corolla

Sempre più appassionati lo allevano nell’acquario.
Gli esperti di Zoo Center: «Apprezzata pure la specie erbivora» 
 
Allevare piranha in casa è possibile.
Sempre più acquari domestici ospitano questa specie che molti associano alla leggendaria ferocia e per le leggende metropolitane che si susseguono ma che vanta anche tipologie erbivore.
«Molti appassionati – spiegano gli esperti di Zoo Center, al Parco Corolla - sono all’oscuro dell’esistenza di piranha erbivori cosi come non si hanno ben presenti quelle che sono le varietà carnivore (ossia i veri piranha) e quali le specie vegetariane, di curioso interesse scientifico».
 
Il “vero piranha” ossia il Piranha rosso o ventre rosso vivono nelle zone tropicali del Sud-America, ad Est delle Ande, dove la temperatura calda dell’acqua raggiunge valori ottimali per la loro sopravvivenza.
«Allevare Piranha non è facile ma, se vengono rispettati dei requisiti base, si otterrano risultati interessante», assicurano da Zoo Center dove è disponibile una vasta scelta di esemplari e di acquari moderni. 
Il comportamento dei piranha è alquanto interessante; sono pesci che vivono in gruppo tranne alcune specie come il Catoprion Mento e Serrasalmus Irritans. 
I Piranha (soprattutto i Pygocentru) sono pesci molto attivi il pomeriggio fino inizio serata, in quanto di notte si rifugiano in luoghi riparati.
È un pesce gregario, vive in gruppi formati da 5-6 individui fino ad oltre 100 individui! 
Questa condizione è bene ricrearla anche in acquario, non solo per assaporare appieno il comportamento di questi pesci ma, anche per una questione di sopravvivenza dell’individuo in un ambiente chiuso come l’acquario.
 
 
LA CURIOSITÀ
Il nome Piranha (Pira=pesce – Ranha=denti), viene dato per la prima volta dalle tribu amazzoniche di Tipu-Guarani
Questo pesce viene descritto per la prima volta 1648, da George Margrave nel suo testo intitolato Historia Naturalis Brasiliae. 
Dopo di lui, nel 1790, L’esploratore Alexandre Von Humbodt, lo ritrova nel Rio delle Amazzoni e lo descrive nel suo Diario di Viaggio.
Nel 1972, l’ittiologo George Myers lo descrive nel suo libro The Piranha Book.
 
 


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